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so fanno co’ gazzettieri e co’ giornalisti, a rendere meno rigide le censure, e più liberali gli encomii. E allora ti so dire il fracasso di casa del diavolo che se ne ascolta per ogni parte: che invenzione! che novità! che pensieri! che stile! Chi oserebbe saltar su e dire, che tutte quelle maraviglie non sono più che vagiti? Quand’anche ci avesse tanto sano cervello da immaginare, e lingua tanto franca da eseguire siffatto ribattimento della pubblica opinione, lascia fare ai Coribanti a raddoppiare il pestío e la rovina, per soffocare ad una coi vagiti del neonato le ragioni del critico. Sarebbe proprio la guerra del flauto col tamburo a chi la vinca di forza nel far rumore. Ti confesso che quanto più intorno a qualche opera nuova odo fracasso, tanto più entro in sospetto che siano vagiti, e ciò finchè, cessato il frastuono, che non sa durare continuo, o venute le pause necessarie ai vociferatori e martellatori per prender fiato, non mi sia udita netta la voce del Giove nascosto.

A quest’ultime parole il compagno non badava gran fatto, intento ancor egli a raccozzare nella propria mente una qualche spiegazione dell’allegorica dipintura. L’altro se ne avvide, e gli disse: orsù, mi sembra già che tu abbia pel capo alcun’altra interpretazione; metti fuori che io sto ad ascoltarti. Il compagno non si fece più oltre pregare, e parlò in tal maniera. Quanto a me sono teco d’accordo che in quel Giove fanciullo possa essere figurata l’opera dell’ingegno;