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alcune rarissime disparità, non è dessa d’un solo colore in presso che tutti quelli, che, obbedienti all’impulso dell’animo, si gettano a correre questo nobile arringo? E qui, più che altrove, mi giova avervi uditori, o voi tutti, a’ quali il magistero delle arti è necessità di natura, o che d’esse non abbiate finora che ascoltato il richiamo, o per lunga dimestichezza indovinati i misteri e arricchitone il patrimonio colle opere vostre; mi giova avervi uditori, e fatemi fede, se quanto sono per dire ella è storia schietta e verace di quanto avete e sentito e patito, e a sentire e a patir vi rimane, se l’amore del bello non vi abbandona, se sconsolati delle promesse, ad ognor rinnovate, ad ognor differite, del vostro ingegno, non vi arrendete agli sconforti dell’accidia, e, anzichè contendendo salire, non vi piace scioperando giacere.

A tutti gli artisti, e a questo Carpaccio nè più nè meno degli altri, si è dovuta mostrar l’arte dapprima con tutti gli allettamenti della gioventù e della intentata bellezza. Ed egli affidarsi di averla a raggiugnere ed esserne rimunerato. E a rompere quel primo sogno di fiducia infantile, affrontarsi nelle malagevolezze compagne all’acquisto della perfezione, malagevolezze opposte dalla natura a chi la cimenta, non so ben dire se per smarrir l’ardimento dell’uomo o per renderne più meritevole la pertinacia, se per fargli sentire la sua debolezza o per dargli campo a tutta conoscere la sua forza. E le gare degli emuli, e