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tra i secoli decimoquinto e decimosesto, succedendo di poco nella gloria dell’arte a quella onorata famiglia de’ Vivarini, con cui, e, direm meglio, per cui gli studii della pittura tragittarono e vennero in fiore nella nostra città. Per le quali ignoranze avrei dovuto ragionevolmente ritrarmi dal parlare di lui; se non fossemi sembrato viltà, dacchè aveva pur messo l’occhio su questo pittore, passare ad altro a cagione della scarsezza delle memorie, e farmi in tal modo complice volontario delle ingiustizie della fortuna, la quale ben poco conosce chi dice che non può stendere il suo dominio più là del sepolcro. Oltre che, a parlare schietto, che monta la storia delle private condizioni nelle quali si è trovato l’artista per gettar fondamento all’edifizio della sua gloria? Traesse i suoi giorni continuamente in queste lagune, o ricreasse l’animo della vista di lontani paesi; avesse solo a portare il carico della vita, o scegliesse compagna con cui farne parte; giugnessegli amara la vecchiezza e senza consolazione di figli, o avesse ne’ figli e nella famiglia quegl’intimi e puri conforti che possono compensare molti dolori; se da subita morte rapito ai pennelli e alla patria, o da lento morbo prostrato, nessuna, come dissi, memoria vi è certa, ma non rileva; non è ciò che più importi sapere in questo giorno da questo luogo: e ciò che più importa, ch’è quanto dire la vita sua come artista, forse che non può essere agevolmente immaginata? Forse che, tolte