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le armi 193
vii


E poi fece il marrello, arma che scopre
e che ricopre, zappa e, in un, badile,
208buona quant’altra, ma men grave all’opre.

Egli comincia nel piovoso aprile:
ritira il solco sopra il formentone;
211ma un poco prima egli zappò le file.

Lo ronca, lo dirada, gli ripone
la terra al calcio, perchè faccia il costo,
214nel dolce maggio, dopo un acquazzone.

Al sessantino pensa poi d’agosto;
e lo smuove e lo svelge e lo rincalza:
217e poi riposa, quando bolle il mosto.

Poi quando il sole pallido s’inalza
sopra la nebbia, e ingiallano le spoglie
220del sessantino, e rossa appar la balza

e grigio il piano, e cadono le foglie,
e viene il freddo, e cupo il vento geme;
223ecco, il solco novello esso ricoglie.

Suonano a onde le campane tremebonde
sopra i villaggi e le città...
226Ed il marrello seppellisce il seme,

che nasce e poi... si riseminerà.