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Pur rassegnata e dolce, a quando a quando
Alzando al cielo i grandi occhi piangenti.
Al medico e a la suora in miti accenti
Parlava, sospirando.

« No, per il santo nome di Maria,
« Non è mia colpa, no, tenera suora,
« Se mio marito è in carcere a quest’ora;
« La colpa non è mia;

« Lui, poveretto, sì, lui fu imprudente
« A picchiarmi così fuor della porta;
« Piuttosto che tradirlo io sarei morta;
« Ma l’ha visto la gente.

« No, non è giusto ch’ei ne paghi il fio,
« Non era in senno nel compir quell’atto;
« Io sventata, l’offesi; egli è un po’ matto...
« Ci ho della colpa anch’io.

« Non è ver ch’ei m’ha tolta la salute
« A furia di tormenti e di percosse;
« È una menzogna; questa macchie rosse
« Son segni di cadute.