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mi sono ingegnato di metter d’accordo l’Od. XI 121-137 col mito narrato da Dante e dal Tennyson. Odisseo sarebbe, secondo la mia finzione, partito per l’ultimo viaggio dopo che s’era adempito, salvo che per l’ultimo punto, l’oracolo di Tiresia.

Derivano da Esiodo (Theog. e Op. et D.) sì alcuni canti dell’Ultimo viaggio (III Le gru nocchiere e IV Le gru guerriere) e sì, naturalmente, il Poeta degli Iloti. Poeta degli Iloti fu detto Esiodo da Cleomene Lacedemonio (v. Ael. V. H. XIII 19 e Dio Chrys. X. or. ii che attribuisce un simile giudizio ad Alessandro). Sono ispirati dal mito oltramondano nel Phaed. platonico i Poemi di Ate, II e III. Sileno prende le mosse da una notizia di Plinio (Hist. Nat. XXXVI 4,4). Deriva da Apuleio (Met. IV, V, VI), liberamente interpretato, dei Poemi di Psyche il I Psyche, e dal Phaed. di Platone il II La civetta. I vecchi di Ceo si fondano su una notizia bene attestata, su cui si veda il bel «Bacchilide» di Niccola Festa (Firenze, Barbèra 1888) a pag. XXII. In questo poema io faccio che Lachon, cantato da Bacchylide (VI), sia molto più vecchio di Argeios, pur cantato (I e II) dalla medesima isolana ape canora. L’inno di Lachon è inventato da me, con qualche reminiscenza simonidea e pindarica. L’inno invece di Argeios è traduzione, alquanto libera, dell’inno II, o, a dir meglio, preludio di Bacchylide. E dal I 9-16 sono tratti i particolari intorno al padre di Argeo Pantheidas.

Alexandros, che dispera di conquistare la luna, è nota tradizione. Per Tiberio, vedi Suet. Tib. VI. In Gog e Magog io fusi in una la leggenda della porta e quella delle trombe. Vedi la Prefazione del Grion ai Nobili fatti di Alessandro Magno (Bologna, Romagnoli 1872), e specialmente Roma nel Medio Evo di Arturo Graf (II vol. Appendice).


Pisa, giugno 1904.