Pagina:Poemi (Byron).djvu/147


il giaurro 143

Il vago oggetto cui bramavi tanto,
420Tua preda è alfin; ma ogni suo bel perdèo,
Perchè la man che lo rattenne, sperse
N’ha le vivide tinte ad ogni tocco,
Ed or, poi che color, bellezza, incanto,
Dileguarse, fuggir lo lasci, o solo
425Derelitto cader... Con lacerati
Vanni, o con petto insanguinato, ahi! dove
Avrà posa la vittima? Qual pria
Da la rosa potrà, sua languid’ala
Sorgere al tulipàn? Potrà beltade,
430Cui tolto ha un soffio ogni splendor, sua gioja
Trovarne ancor dove così splendea?
No, sul compagno moribondo, il volo
Mai non raccoglie il più vivace insetto;
D’error che suo non è, pietà non sente
435Il più tenero cor; femmineo ciglio
Piange a ogni duolo, di sedotta suora
Al disonor non mai!...



Uomo ch’affanno di delitto cova,
È simìle a scorpion 12 in mezzo al foco;
440Arde, brilla la fiamma, e chiude, e stringe
Il prigionier, sì ch’ei da mille angoscie