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     Rinvigorito a l’utile bevanda
Il delicato stomaco languente
Le usate spoglie sue Jole domanda,
Onde balzar dal talamo repente.
45Eccola in aria graziosa e blanda
Correre a la toletta immantinente,
E d’un pugno afferrar vetri bacheche
Guantiere orciuoli nei spille e manteche.

     Con tale ardor fra i sibili e le brume
50Del Getico aquilon, del verno crudo,
Seguendo il patrio giovanil costume,
Ippolita surgea dal terren nudo;
E a i foschi raggi del nascente lume
Correva ad imbracciar l’asta e lo scudo,
55Tutta spargendo la montagna e il piano
Co le Amazzoni sue di sangue umano.

     Chi raccontar varria con qual profondo
Studio de i ricci al magistero assista?
Cosa per lei non si ritrova al mondo
60In cui maggiore attenzion consista.
Se fornita non è da capo a fondo,
Ella non perde il suo cristal di vista;
E il figliolin, che a vezzeggiarla prende,
Uno sguardo fuggiasco in van pretende.