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Dan l’aure ne la poppa, e ver l’altera
Partenope solchiam l’onda, cui fea
585Lucida, e crespa il bell’argenteo lume
De la tacita Luna. Al fuggitivo
Lito io spesso mirava, e di Morgana
Non volgea sì le meraviglie in petto,
Che non volgessi, ed ancor più le care
590mura, e il viso gentil, gli atti soavi,
Lo sguardo in se raccolto, il parco labbro,
E il rossor vago, e la pudica fuga;
E tutta del compagno Astro, che piove
Sì dolce in suo cheto vagar tristezza,
595Mesto e lieto io sentia nel cor la forza.
     Sorgiam, Temira: la notturna veglia
T’aspetta, e grida ch’io dia fine al canto.
Vanne, felice o tu, cui ride intorno
Tutto e festeggia, e bear puoi beata.
600Tu ancor passeggi nell’uman cammino
Il sentier de le rose: io già tra foschi
Arbori muovo; i giorni miei più vaghi,
O che mi parver tai, passaro, e grave
Benchè non sieda in me l’età, pur veggo,
605Ch’io non a lui, ma che a me vecchio è il Mondo,
Ch’è pur giovin talora ad uom canuto.
Or che più ti ritengo? Il sol vivace
Diletto mio l’arte de’ carmi è solo;
Ma quest’inganno pur, ma pur quest’ombra