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E qui le grotte di Calipso, e i boschi
Là di Circe io chiedeva, e il roseo prato
Delle Sirene, ed or volea col dito
Il bruno antro mostrar di quel Ciclope,
20Cui seppe ingentilir Ninfa marina:
Dolci menzogne, inganni dolci, e sogni,
Voi la delizia, di me tolto io grido,
Foste degli anni primi, e voi sarete
Degli estremi il conforto. Allor voltaro
25La prora, ed ecco incontro a me l’antica
Venir città della Calabria, assisa
A i piè dell’Appennin fatto collina,
E all’Italo confin da Nereo imposta,
La bella Reggio. E qui piegar le vele,
30E dar ne’ remi, ed afferrar la sponda,
E l’ancore andar giù, fu quasi un’opra.
Pera chi dirne osò: nulla giammai
Mostrar di peregrino, e di gentile
Quei Cittadin: falso n’è il grido, e in loro
35Greche faville ardono pur, cui soffio
Di malvagio destin non tutte ammorza:
Stanco il giorno languiva: io scendo: ed ecco
Cortese abitator giunge, e m’invita
A la cena ospital. Gli ornava i Lari,
40Qual suol vergine rosa ornar giardino,
Una tenera figlia, e tal, che s’era
Del buon Zeusi a l’età, sola fra tutte