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tivamente musicale, ma di note tanto singolari e di tale energia che, ad ogni ora, i musici dell’orchestra erano obbligati d’interrompere un istante i loro accordi, così per ascoltare la misteriosa musica delle ore. Allora, i ballerini, come vinti da subitanea forza, cessavano i loro giri; un’agitazione momentanea magneticamente serpeggiava in tutta la gioconda brigata; e sino a tanto che la soneria mandava i suoi concenti, i men saldi di animo vedeansi quali cadaveri illividire, e i più maturi di età e forti di spirito, incerti, passarsi le mani sopra le fronti, quasi rapiti da una meditazione prepotente o da un sogno delirante.

Ma non sì tosto l’ultima eco erasi svanita, che un’ilarità lieve lieve circolava in tutta l’assemblea: i musici, allora, guardandosi l’un l’altro, ridevansi de’ proprj esaltamenti nervosi e della loro follia, e reciprocamente giuravansi che a’ primi nuovi suoni essi avrebbero opposto un’impassibilità perfetta. Parole vane! Passati appena i sessanta minuti, che comprendono i tremila seicento secondi dell’ora scomparsa, ecco i nuovi suoni dell’orologio fatale, ed ecco gli stessi timori, i brividi stessi, le stesse fantasticherie negli astanti.

Se non che, malgrado sì spiacevole inconveniente, quell’orgia passava tra le ebbrezze della magnificenza e della gioia. Tutt’affatto particolare il gusto del principe; il suo occhio per rispetto a que’ colori e a’ loro effetti, pienamente sicuro: e riguardava con disprezzo il decoro della moda. I suoi disegni rilevavansi per temerità ed avevano del selvaggio, e ne’ suoi pensieri balenava uno splendore di barbarie cupa; tanto che non pochi l’avrebbero tenuto per infermo di mente. Certo, i suoi cortigiani