Pagina:Platone - Fedro, Dalbono, 1869.djvu/108


— 98 —

argomento: come mai poteva io, debole come sono, venire alle mani con un uomo tale? e l’altro non confesserà già la sua viltà, ma pigliando a sostenere qualche altra menzogna, darà più presto in mano all’avversario qualche modo di ribatterlo. E così in tutto il resto, non sono queste le cose che si dicono fatte con arte rettorica? non è vero, Fedro?

Fed. Come no?

Socr. Oh quanto veramente dev’essere valente o Tisia, o chiunque altro, sia qualunque il nome, e qualunque la patria, per trovare quest’arte riposta! Ma vuoi tu, mio caro, che noi gli parliamo in questo modo che io ti dico?

Fed. E in che modo?

Socr. E già da gran tempo, o Tisia, prima che tu parlassi, che noi ci troviamo aver detto che il verisimile è facilmente abbracciato dalla moltitudine per la sua somiglianza col vero, ed abbiamo dichiarato pocanzi che quelle somiglianze facilmente, chi è buon conoscitore del vero, dovunque le può trovare. Laonde se tu hai a dire qualche cosa altra intorno all’arte della parola, e noi la udremo; se no, ci acquieteremo a quello che abbiam dichiarato ora, cioè che, se un uomo non abbia annoverate le qualità speciali dei suoi uditori e distinto ogni cosa secondo le diverse specie, e non sia stato buono a riassumere tutte le