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pendente dalla successione, e dall’estensione, questi esser deve il Geometra, il quale calcola il tempo e lo spazio sotto espressioni indeterminate, e si forma un costume di guardar colla stessa indifferenza i brevi intervalli, ed i lunghissimi. Quegli astronomi, che colla medesima facilità tengono di mira il lentissimo moto dell’asse terrestre, e l’inconcepibile rapidità della luce, discutendo quivi un periodo di ventisei mila anni, quinci le frazioni piccolissime di minuto secondo, ben mostrano di aver sollevata la nozione del tempo, che il volgo non giunge a distaccare dalle sue particolari misure. Boscovich che dicea di poter intendere tutta la materia del mondo ridotta nello spazio di un atomo, e Leibnitz, che invece dentro alcuni atomi poneva altrettanti mondi, ben eran giunti a dominare sull’idea degli spazi. Circa ad altre maniere, colle quali, per via di allusioni e di confronti tolti nelle nostre scienze può essere favoreggiata la fede de’ sagrosanti misteri, io non credo di poter far meglio, che rimandarti, o Uranio alla lettura dei primi due Capitoli di un’appendice posta ad un’opera sulla verità della Religione Cristiana del P. Bartolomeo Ferrari, nome chiaro, e del quale la Religione, e le matematiche possono compiacersi concordemente.