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in luminae vitae. 439

che a lei pare quasi pazza. E pensa, pensa questa cosa incredibile, pensa che ne scriverà a don Giuseppe. La sua mente va mulinando disegni di avvenire per il genero, per il marito. Se lei morisse e Zaneto restasse solo! Lo colloca nella sua villa, colloca Piero nel quartierino ch’era disposto per l’Elisa, ordina la loro vita, fa e disfà combinazioni senza fine, ordisce, pure senza fine, sottili fila di complicati disegni che il vento notturno disperde, secondata dall’eguale monotono trotto dei cavalli, dalle scosse cadenzate delle sonagliere che paiono battere anch’esse una via senza fine, senza fine.


X.


Poco prima di quella stessa mezzanotte, Jeanne esce quasi furtivamente dal salotto di villa Cerri dove il maestro e una violinista fortissima suonano un turbinoso allegro che va, per le finestre aperte, ai boschi e ai prati della montagna. Esce nelle tenebre fredde, si appoggia alla sbarra che corona il bastione semicircolare sulla fronte della villa. Non sa perchè Piero sia partito; sa che non ha scritto poi, che non vorrebbe più amarlo e invece non può amare altro al mondo, non può pensare