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eclissi. 139

avversari si gittavano manciate di cifre negli occhi. “Carta e penna!„ gridò uno dei contendenti. “Dottor Záupa, carta e penna, La prego!„ Záupa, attorniato, intontito dagli altri, non udiva. Il demagogo esclamò: “Qua mi! qua mi!„ E diede senz’altro una strappata di campanello. “Un foglio di carta, un calamaio e una penna!„ diss’egli al donnone, appena comparve. Ma il donnone si fece avanti rosso rosso, recando sulle mani sporte come un vassoio le brache piegate in quattro, cercando il padrone con gli occhi attoniti.

“Signori! Signori!„ gridò Quaiotto, trionfalmente. “Zitti tutti! La provvidenza! Adesso c’intendiamo subito! Domando la parola!„ E intanto pigliò le brache. Tutti si voltarono a lui, porsero il naso verso l’oggetto misterioso. “Cossa? Braghe? un par de braghe?„ I più non sapevano, non intendevano, guardavano le brache, sbalorditi. Qualcuno che sapeva, sorrise, crollando il capo. L’uomo acido domandò sottovoce al suo vicino: “Xele le braghe dela vecia Záupa?„ Quaiotto, spiegata e scossa la sua preda con manifesta compiacenza, insisteva: “Domando la parola! Domando la parola! Domando la parola!„ mentre Záupa faceva dei gesti severi al donnone, il quale rispondeva con gesti apologetici, mostrando il campanello. Finalmente la serva se n’andò e Quaiotto ebbe la parola.