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sue sagge osservazioni sarebbe tenuto conto. Poi la marchesa aveva istigato il Commissario Zérboli contro il povero ingegnere in capo. Sapeva dallo Zérboli della perquisizione; perciò quando vide Greisberg, intese ch’era venuto a parlarle di questo. Ora ella voleva bene servirsi del Governo per i suoi rancori privati ma, per principio, non si riconosceva obbligata mai di gratitudine a nessuno. Il governo austriaco, saggiando un impiegato malfido, aveva fatto il proprio interesse. Ella non aveva sollecitato nulla, non toccava a lei di chieder nulla; toccava al cavaliere di parlare per il primo. Ma il signor cavaliere, furbo, maligno e orgoglioso la sua parte, non la intendeva così. La vecchia voleva un favore e per averlo doveva piegarsi a baciar le unghie benefiche del Governo.

Tacque alquanto per raccogliersi e vedere se l’altra cedesse. Visto che stava muta e dura, si fece a un tratto molle egli stesso, sorridente, grazioso, le disse che veniva da Verona, le propose d’indovinar il giro che aveva fatto. Era passato per un paese così carino, aveva veduto una villa così deliziosa, così splendida, un paradiso! Indovinare non era il forte della marchesa; gli domandò s’era stato in Brianza. No, da Verona a Brescia per la Brianza non c’era venuto. Tornò a descriver la villa così minutamente che la marchesa non potè a meno di riconoscere il suo possesso di Monzambano. Allora il cavaliere le propose d’indovinare perchè mai fosse andato a veder la villa. Ella in-