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con gli artigli 219

chiata sinistra. «Ascolti Suo marito, signora» diss’egli tanto per mordere di rimando, a qualche modo. «Lo trovo prudente.»

«Meno di Lei che si fa scortare da un esercito!» rispose Luisa aprendo l’uscio. Quegli la guardò, si strinse nelle spalle e passò oltre, seguito dagli altri.

«Aprano tutto, qui!» diss’egli forte, ruvidamente, indicando la scrivania. I grandi occhi cilestrini di Franco lampeggiarono. «Parli sotto voce!» diss’egli. «Non mi spaventi la bambina!»

«Silenzio a Lei!», tuonò l’aggiunto calando un pugno sulla scrivania. «Apra!»

La bambina, a quello strepito, si mise a singhiozzare disperatamente. Franco, furibondo, scagliò la chiave sulla scrivania.

«A Lei!» diss’egli.

«Ella è in arresto!» gridò l’aggiunto.

«Va bene!»

Mentre Franco rispondeva così, Luisa, che si era chinata tutta sulla sua creatura per cercar di quietarla, rialzò impetuosamente il viso.

«Ci ho diritto anch’io, a quest’onore» diss’ella con la sua bella voce vibrante.

L’aggiunto non degnò rispondere, fece aprire e rovistare da un gendarme tutti i cassetti della scrivania, levarne lettere e carte ch’egli esaminava rapidamente e buttava, parte a terra, parte nel gran sacco di cuoio. Dopo la scrivania venne la volta dei cassettoni dove tutto fu messo sossopra. Dopo