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la poesia epica in roma 241

traducendo l’Odyssea per il popolo, egli soddisfaceva a un desiderio, che era nel popolo, di sentir più vive e vere notizie intorno a un eroe prediletto. Ora Naevio sottentrò in favore del Troiano.

Egli era della Campania. Si deduce dalle parole con cui Gellio accompagna il noto epigramma, che egli crede di Naevio e che è invece di Varrone. Gellio lo dice plenum superbiae Campanae. Per quanto Cicerone saetti illam Campanam adrogantem atque intolerandam ferociam, per quanto dica della superbia, nata inibi (cioè a Capua) esse haec ex Campanorum fastidio videtur1, non è verosimile che questa superbia, questa ferocia, tutta politica e nativa, uno potesse attribuirla a chi non fosse di quei paesi. La frase di Gellio vale che Naevio, con quell’altezzoso epigramma (che non fece esso; esso che non poteva prevedere l’elogio di Cicerone: cum audio... Laeliam — facilius enim mulieres incorruptam antiquitatem conservant... — ... sic audio ut Plautum mihi aut Naevium videar audire2, si mostrava invero quel Campano che era. Nacque avanti l’anno 496 di Roma, se si pensa che egli militò nella prima guerra punica (490-513) e che per militare, bisognava avere diciassette anni almeno. E poichè Cicerone dice che egli giunto alla vecchiaia godeva del suo poema3, e Cicerone non dice vecchio se non chi avesse almeno sessant’anni, così se Nevio morì nel 550 di Roma, dobbiamo porre la sua nascita nel 490 o avanti quell’anno; se dopo, nel 555 per esempio, lo diremo nato nel 495

  1. In Rull. II xxxiii 91, ib. I vii 20.
  2. de or. III xii 45.
  3. Cic. Cat. M. xiv 50.