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sotto la madonnina del duomo 79

gran banchetto che qualunque mortale può con tenue pecunia offrire a sè stesso al caffè X***: dove si comincia il primo piatto col Mèlange Biffi, poi sfilano consumè, omelette al burro, aspergi all’uovo, salade alla russe, gelati a la napolitaine, che c’è da prendere l’olio di ricino se uno vuol mangiar tutto quel che regalano per quattro lire: come era accaduto a lui una volta che aveva voluto provare.

E i teatri? Ogni tanto opere nuove, ogni inverno, si può dire, è la rivelazione di qualche genio musicale o dramatico o poetico. Come è nato? Nessun lo saprebbe dire con sicurezza. Le trombe della fama intanto suonano: i giornali ripetono quel nome e te lo inchiodano in mente come L’acqua chinina Migone: Volete la salute? ecc.. Cioccolata Suchard, ecc. L’anno dopo si mette da parte quel primo genio e viene fuori un altro genio: insomma sempre articoli nuovi; e pare che ci voglia proprio quel terreno lì della Galleria perchè nascano simili artisti. Ben è vero che Don Ambrogino preferiva la serie dei quintini al teatro, alla poesia, alle conferenze; ma stando a Milano a furia di sentir ripetere certi nomi e certi giudizi, si acquista, naturalmente, un abito artistico e critico. Questo nessuno lo può negare! Passate, ad es., per le nuove vie, XX Settembre, Via Dante, ecc. Ma voi educate il gusto allo stile architettonico, alla originalità del bello, all’idealità estetica più fine. Tutto quivi ormai è floreale, liliale, spiritale: figure parietali, fregi, cancellate; ideali anche i marmi perchè sono di scagliola, fredda e lustra, come la prosa di un letterato che si rispetti e sia rispettato dalle Autorità superiori. Di reale in quelle case non c’è che il prezzo della pigione.

E le istituzioni umanitarie? Agli affamati all’ultimo stadio è offerto il pane graziosamente: le madri che hanno altre cose a cui attendere, trovano balia e baliatico: gli scolaretti poveri pane e pietanza ogni dì: i fanciulli ab-