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lagrane, di Scopa, di Sorbe, e di Corgniole; ne altra differenza ho mai saputo scorgervi, che quella delle figure, la quale però (per quanto con ogni curiosa diligenza ho potuto osservare) non rende ne più viva, ne più infingarda la loro facultà solutiva: quindi è che non senza ragione mi fò beffe di quegli Autori Chimici, che anno avuto gli occhi così lincei da poter ritrovare tante, e diverse, e tra di loro contrarie virtù, più in un Sale, che in un’altro; e mi rido della poca esperienza di quel tanto accreditato Basilio Valentino, il quale nella sua Aliografia, oltr’un’infinità di vane immaginazioni, scrisse, che sei soli grani di Sale di Rabarbaro, o di Sena, o di Esula son bastanti à far’una buona, ed aggiustata evacuazione. Ma di questa materia a bastanza ho favellato in quel Discorso, che l’anno passato abbozzai della natura de Sali, e delle loro figure.

Avendo letto nella Storia degli animali di Aristotile, che alle più delle bestie velenifere è nocevole la saliva umana, vennemi capriccio di far prova, se ciò fosse vero, e partico-