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se, ma la sua fisonomia era così disfatta che il prete credette di non essere venuto inutilmente. Il medico aveva già dichiarato da tempo che il conte oltre la paralisi alle gambe soffriva di un aneurisma. Nullameno l’occhio dell’infermo era sicuro.

Allora s’impegnò una lunga discussione fra il prete, che voleva convertire il conte, e questi che, rabbrividendo a qualche sua ragione, non voleva mostrarlo per un’ultima bravata di morire senza sacramento. Erano le tre dopo mezzogiorno; il figlio uscito da un’ora non sarebbe ritornato che a notte. Il vecchio colla testa appoggiata sulle reti, nascosto dentro il pagliericcio, col vecchio mantello sopra il cappellaccio che gli si rialzava come una sporta sulla fronte, non mostrava che la faccia bianca sotto la barba bianca cresciutagli nell’ultimo mese.

Ad un tratto si sentì male.

Il prete gli si chinò sopra premurosamente:

— Aspettate, vado a prendere i sacramenti — mormorò vedendolo mutare fisonomia.

Ma l’altro mise fuori una mano e lo rattenne.

— È tardi.

— Raccomandatevi a Dio.

— Ma c’è?

— Ne dubitereste proprio?

Il vecchio dubitava davvero.

Ma il prete richiamato a tutta la serietà del proprio ufficio da quella agonia improvvisa, si trasse di tasca una grossa medaglia e presentandogliela perchè la baciasse:

— È la Madonna delle Grazie, vi sono due mesi di indulgenza a dirle un’avemaria.

Il vecchio tese la mano.

— Baciatela dunque.

— Ma c’è?