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40 adelchi

Voi sniderete di leggier: noi tosto
Le passerem senza contrasto, e tutti
Ci rivedremo in campo aperto. - Amici!
Non più muraglie, né bastie, né frecce
Da’ merli uscite, e feritor che rida
Da’ ripari impunito, o che improvviso
Piombi su noi; ma insegne aperte al vento,
Destrier contra destrier, genti disperse
Nel piano, e petti non da noi più lunge
Che la misura d’una lancia. Il dite
A’ miei soldati; dite lor, che lieto
Vedeste il re, siccome il dì che certa
La vittoria predisse in Eresburgo;
Che sian pronti a pugnar; che di ritorno
Si parlerà dopo il conquisto, e quando
Fia diviso il bottin. Tre giorni; e poi
La pugna e la vittoria; indi il riposo
Là nella bella Italia, in mezzo ai campi
Ondeggianti di spighe, e ne’ frutteti
Carchi di poma ai padri nostri ignote;
Fra i tempii antichi e gli atrii, in quella terra
rallegrata dai canti, al sol diletta,
Che i signori del mondo in sen racchiude,
E i martiri di Dio; dove il supremo
Pastore alza le palme, e benedice
Le nostre insegne; ove nemica abbiamo
Una piccola gente, e questa ancora
Tra sè divisa, e mezza mia; la stessa
Gente su cui due volte il mio gran padre
Corse; una gente che si scioglie. Il resto
Tutto è per noi, tutto ci aspetta. - Intento,
Dalle vedette sue, miri il nemico
Moversi il nostro campo, e si rallegri.
Sogni il nostro fuggir, sogni del tempio
La scellerata preda, in sua man servo
Sogni il sommo Levita, il comun padre,
Il nostro amico, in fin che giunga Eccardo,
Risvegliator non aspettato. - E voi,
Vescovi santi e Sacerdoti, al campo
Intimate le preci. A Dio si voti
Questa impresa, ch’è sua. Come i miei Franchi,
Umiliati nella polve, innanzi
Al Re de’ regi abbasseran la fronte,
Tale i nemici innanzi a lor nel campo.


fine dell’atto secondo.