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secondo.

Senza dubbio.

primo.

Ora, questo è ciò che accade in quello che avete chiamato mutare, in quello che avete chiamato comporre, in quello che chiamate dedurre e imitare. C’è altro in tutto questo, che successioni d’idee? E se poteste dubitarne, la prova è subito fatta. Osservate, sorprendete, dirò così, qualsisia di queste operazioni, in qualsisia momento; e troverete che s’esercita intorno a un’idea. Idea che potete, a piacer vostro, levar dalla serie, e considerarla in sè e da sè, indipendentemente dall’ altre. In quanto al mutare, già l’abbiamo visto. In quanto al comporre, il gambo che il nostro artista ha pensato, mettiamo, per la prima cosa, nell’ideare il suo fiore, è, o non è un’idea? Una foglia che ha pensata, per attaccarla idealmente a quel gambo, è, o non è un’altra idea? Quel gambo, con aggiunta quella, foglia, è, o non è una terza idea? E via discorrendo. Ognuna lo è tanto, che ho potuto parlarvi d’ognuna separatamente; e ci siamo intesi ogni volta. E in quanto al dedurre e all’imitare, ci trovate voi altro, nel caso dell’invenzione artistica, se non un continuo avvicendarsi d’idee di cose reali, e d’idee di meri possibili? Sicuro, che anche questi fatti devono far nascere delle curiosità.

secondo.

E più che curiosità; poichè si tratta di vedere come mai possa non esserci contradizione, per esempio, in codesto esser l’idea d’un gambo, l’idea d’una foglia, eccetera, comprese nell’idea d’un fiore, rimanendo quelle altrettante idee, e rimanendo questa un’idea sola. In verità, è un po’ forte.

primo.

Perchè dunque la dite?

secondo.

Come, la dico?

primo.

Con le parole di cui vi servite per negarla. Non avete voi detto ora: l’idea d’un gambo, l’idea d’una foglia, l’idea d’un fiore? E non siete con ciò venuto a dire che quelle sono comprese in questa, e che nondimeno e quelle e questa sono altrettante idee? Vedete voi dov’è la vera contradizione? È tra un atto primo, e un’operazione successiva della vostra mente; tra il vostro linguaggio e i vostri argomenti. Nominate l’idee come idee (fate altrimenti, se potete), e poi ne ragionate come di cose. Supponete tacitamente, ma perpetuamente, nel semplice, le condizioni del composto, e vi pare strano che n’esca qualcosa di strano; che è anzi un effetto naturalissimo. Ma già, è il passo dell’uscio: so quanto è costato anche a me. Intanto vi ripeto che non si tratta qui punto di spiegare tutto ciò che possa, nel nostro discorso, cadere di spiegabile. Avreste un bell’interprete. Sicchè in quanto alla curiosità che passa la questione, vi dirò, per un dipiù, e perchè siamo amici, che e codesto che vi fa difficoltà e, insieme con esso, dell’altro molto, è stato mirabilmente spiegato. In quanto alla questione poi, e come avversario, vi ripeto che mi basta, e vi deve bastare, l’irrepugnabilità de’ fatti, e l’evidenza delle conclusioni. Anzi, ora che ci bado, quest’ultimi fatti, non c’era neppur bisogno di farne menzione; giacchè, avendovi io domandato di dove potesse esser venuto il dipiù e il diverso che è nell’idea dell’artista, la nostra questione era ridotta ai minimi termini, o piuttosto a uno de’ molti suoi minimi termini. M’ero