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lettera a antonio rosmini 141

alzando la voce, come accade in certi punti, sentii che disse: Pensateci, e vedrete che, alla fine delle fini, il piacere non è altro che sentimento. Mi parve una cosa singolare; e tornandomi in mente di tempo in tempo, dicevo tra me: cos’ha voluto dire? Ma ora, che, cercando cosa costituisca il piacere, non troviamo che de’ modi diversi e ciò che resta sempre è il sentimento, cosa vi pare? — Che so io? quasi quasi.... — Qui Secondo, stato zitto fino allora, interverrebbe per manifestare la tesi, sotto l’apparenza di dare al Terzo un avvertimento ironico. Badate! gli direbbe: costui vi vuol condurre dove non volete. Se gli passate che il piacere non è altro che sentimento, pretenderà di farvi dire, anzi d’avervi già fatto dire che il sentimento non è altro che piacere. So che la pensa così, e mi sono accorto subito che voleva tirarvi lì. – T. Se c’è lui ci può stare, ma me non mi ci tira, di certo. Il paralogismo è troppo patente. Ogni piacere è sentimento, dunque ogni sentimento è piacere, è lo stesso che dire: ogni querce è albero, dunque ogni albero è querce: ogni melenso è uomo, dunque ogni uomo è melenso. — S. Non vi fidate di codesto rifugio; perchè vi dirà che la parità non regge. Infatti, non direste mai in eterno che ogni querce non è altro che albero, che ogni melenso non è altro che uomo. Dicendo che il piacere non è altro che sentimento, e astraendo così da qualunque specie, da qualunque modo del piacere, per non considerare che la pura sua essenza, e dichiarando questa identica al sentimento, avrete dichiarato il sentimento identico al piacere. Ciò che vi fa dire che la querce è bensi un albero, ma non l’albero, e il melenso un uomo, non l’uomo, sono le qualità speciali della querce e del melenso: ma dal piacere voi avrete esclusa ogni qualità speciale. — T. Avrei in pronto l’argomento da mandare in fumo tutto codesto apparato di raziocini: ma giacchè mi pare che vogliate divertirvi, voglio un poco divertirmi anch’io. Ditemi dunque cosa dirà, giacchè voi parlate in suo nome, e non c’entrate che per ajutarme, cosa dirà se gli domando il perchè, essendo sentimento e piacere la stessa cosa, ci siano, per esprimerla, due vocaboli che non sono sinonimi. Chè, se non m’inganno, vi parrebbe una cosa passabilmente curiosa, se uno vi dicesse: ho il sentimento di riverirla.

S. È pronto a tutto, vi dico. Vi rammentate come da principio vi parlò d’un nesso che si poteva forse trovare tra que’ due elementi? Io che so come pensa, m’accorsi subito che gatta ci covava. Vi dirà che sono due aspetti d’una cosa medesima, e che perciò questa può essere significata con due nomi; che la parola sentimento significa la cosa in sè, e come una passione del soggetto fornito s’intende della facoltà cor-