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202 poesie

Ligura Musa alle donzelle Argive,
Abitatrici delle rive Ascree?
Tu, dopo fatti i giusti prieghi a Dio,
E ben pagato a’ Banchi il suo tributo,
65Corona di Muran le terse coppe
Di Bacco Avignonese, e gli dia pregio
Candidissimo gel degli Appennini;
Poi brinda, ed indi col Toscan Poeta
Pensa, che questo di mai non raggiorna,


POEMETTI


LE NOZZE DI ZEFIRO


AL SIGNORE FERDINANDO RIARIO

MARCHESE DI CASTIGLIONE.

     Stanco di celebrar armi d’Eroi
Sull’alto Pindo, io fei preghiera a Clio,
Che mi narrasse i trapassati scherzi,
Quando il soave Zefiro fu Sposo.
     5Ella mi fu cortese, or tu mi ascolta,
Pregio de’ nostri lidi, onde discendi,
E pregio del bel Reno, ove soggiorni.
     A te fia caro, o Ferdinando, il dono,
Poi che dell’alma mia tanto sei caro
10Caro per la virtù che in te fiorisce,
E per l’amato nome onde t’appelli,
Che tal chiamossi ’l mio gran re, cui l’Arno
Scorse fermare in sulle terre Astrea
Già fuggitiva; e con mirabil scettro
15Rinnovò glorïoso al secol nostro
La bella etate, e di Saturno i giorni:
Or sul cerchio di latte almo fiammeggia
Astro d’Italia, ed io rigonfio il petto,
E spargo per lo ciel spirto Febeo
20Per lui cantando, e suoi grand’Avi illustri;
Mancando triegua al faticato fianco
Oggi a’ piè di Parnaso io mi ricorco
Entro le nozze del piacevol vento.
Avvenne un dì, che delle instabili onde
25La superba Reïna a sè davanti
Fece venir fra cento fide ancelle
La sua più fida messaggiera: a nome
Appellossi Procella: avea sembianti
A rimirare altieri; i piè leggiadri,
30Sicchè trascorrer sa l’umide vie
In un momento; e con volubil corso
Cercare i campi dell’aereo regno:
Ora inverso costei sciolse la voce,
E si disse Anfitrite: Affretta i passi
35Intra le nubi colorite, e trova
Ne’ seggi suoi l’alma Giunone, e dille:
Che dove sorga in ciel la terza Aurora,
Deve all’amabil Zefiro sposarsi
Calma tra le mie Ninfe, a me più cara;
40E però prego sua cortese Altezza
A volere onorar questi Imenei
Con sua presenza. Ella qui tacque, e ratta
La messaggiera si metteva in via;
Lasciò gli umidi fondi, e là sen venne,
45Ove l’alma Giunon facea soggiorno
Tra’ chiari nembi: ella inchinolla, e poi
Fe’ dal petto volar queste parole:
L’alta Anfitrite a te mi manda, e dice,
Che dove sorga in ciel la terza Aurora
50Deve all’amabil Zefiro sposarsi
Calma, tra le sue Ninfe a lei più cara;
E però prega tua cortese Altezza
A volere onorar questi Imenei
Con tua presenza. Così detto tacque,
55E dell’aria inchinò l’Imperadrice,
Ed ella dolce raggirando il guardo,
Lampeggiò con un riso, onde serena
L’aure d’intorno, e fa venir tranquillo
Fra le tempeste il rio furor de’ nembi,
60E tal diede risposta: Emmi soave
Ascoltar delle nozze, onde s’allegra
La vostra Corte, e più soave ancora
Sarammi il rimirarlo; io prontamente
Son per venirvi, e vive grazie rendo
65Alla tua Donna del giocondo invito.
Non più diss’ella; e di veloce corso
La messaggiera dentro il mar discese,
Ivi fe’ di Giunon palesi i detti
Ad Anfitrite, ed Anfitrite allora
70Cura commise a sua fedel famiglia
D’apprestar l’alta pompa, e fare adorni
Con lungo studio i ben fondati alberghi:
Appena l’alba tra rugiade e rose
Al disïato giorno il varco aperse,
75Che giojosa del mar sorse ogni Ninfa:
La bella Eudora dalle chiome d’oro,
E la soave ad ascoltar Melita
Furono al letto d’Anfitrite, e pronte
La sollevâr dalle notturne piume:
80Lisïanassa inghirlandata i crini
D’Arabo nardo, ed Elimene, esperta
Con bei trapunti a ben fregiare i manti,
Alla sposa gentil furono intorno
Per adornarle il fior della beltate;
85Ma con esse Ferusa, Erinomea,
Succinte i fianchi, e coturnate i piedi,
Aperser loggia ove le regie mense
Innalzar si doveano, inclita loggia;
Loggia ad altri Imenei non mai dischiusa:
90Con cento alte colonne ella risplende
D’almo cristallo, a riguardar lucente,
Cui la base facean tersi ametisti,
Tersi coralli il capitello, e sopra
Si vedea sfavillar fregio, e cornice
95Di scelto e serenissimo zaffiro:
Le salde lastre, ove riponsi il passo,
Eran berillo, e biancheggiava il tetto
Di compartite in oro ampie conchiglie,
Che già chiusero in grembo Indiche perle:
100In tal soggiorno le leggiadre ancelle
Spendevano i pensier sull’apparecchio
De’ gran conviti, e già nel mar discesa
S’appressava Giunone a’ gran palagi.
Allor diè fiato alla canora conca,
105E ringonfia Triton l’umide gote.
Così chiamata la cerulea Corte