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     Supplico, qui, nel principio, che scendano giú d’Elicona
le Muse in coro a me nel seno, ed ispirino il canto
che or or, sopra le mie ginocchia fissai nelle carte:
supplico che l’immane contesa, il tumulto di Marte,
io faccia a tutte quante suonare le orecchie mortali,
come sovressi i ranocchi piombarono e vinsero i topi,
che dei Giganti nati dal suolo emularon le gesta,
come ne fu tra i mortali ricordo. E fu tale il principio.

     Un topo arso di sete, sfuggito alle grinfie d’un gatto,
ad uno stagno un giorno la tenera gota appressava,
e si godeva l’acqua piú dolce del miele. Lo scorse
un abitante canoro di quella palude, e gli disse:
«O straniero, chi sei? Donde giungi a tal riva? Tuo padre
chi è? Rispondi il vero, fa' ch'io non ti scopra mendace.
A casa mia, se amico sicuro ti trovo, io t'adduco,
ed ospitali t'offro regali, piacevoli e molti.
Io Gonfiagote sono sovrano, che in questa palude,
sopra i ranocchi, a vita comando, da tutti onorato:
il padre mi nutrí Fanghèo, che con Vagadellacque