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FRISIA. 429

Da principio, tanto ero assorto nella contemplazione dei caschi, che non avevo quasi badato ai volti di quelle Frisone, che hanno fama di essere le più belle donne dei Paesi Bassi, di discendere in diritta linea dalle antiche sirene del Mare del Nord, e di aver fatto andare in visibilio il gran cancelliere dell’Impero germanico; il quale non dev’essere di natura molto facilmente eccitabile. Riavuto dalla prima meraviglia dei caschi, mi diedi a considerare le persone; e debbo dire che ne vidi, come in tutti gli altri paesi, pochissime belle, ma queste degne veramente della fama. Son donne la maggior parte di alta statura, di larghe spalle, bionde, bianche, diritte come palme e gravi come antiche sacerdotesse, alcune di mani e piedi molto piccoli, e malgrado la loro gravità, sorridenti con una dolcezza che par davvero un riflesso lontano delle loro favolose progenitrici. L’elmetto argenteo, che stringendo e nascondendo i loro capelli, le priva del più bell’ornamento della bellezza, le rifà in parte di questo difetto, col mettere in mostra la nobile forma della loro testa, e col dare al loro viso dei lumeggiamenti bianchi e azzurrini d’una delicatezza inesprimibile. All’apparenza, non hanno ombra di civetteria.


Mi rimaneva però una grande curiosità, ed era di veder da vicino una di quelle belle teste olmate, e di sapere come questi elmi fossero fatti, e in che modo si mettessero, e che norme avesse quell’uso.