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FRISIA.


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Mentre il bastimento s’avvicinava allo scalo, mi ricordai di quello che m’era accaduto ad Alkmaar, e pensando che forse mi sarei trovato nelle medesime péste ad Harlingen, per dove non avevo alcuna lettera di raccomandazione, mi turbai. E avevo ragione di turbarmi, poichè della lingua frisona, che è una mescolanza d’olandese, di danese e di vecchio sassone, presso che incomprensibile agli stessi Olandesi, io non capivo il bellissimo nulla; e sapevo per giunta che nella Frisia non si parla quasi punto il francese. Mi preparai dunque, con malinconica rassegnazione, a gesticolare, a far rider la gente e a lasciarmi condurre come un bambino, e mi posi a cercare cogli occhi in mezzo alla folla dei facchini e dei ragazzi che aspettavano i passeggieri sulla riva, una faccia più umana delle altre, a cui affidare la mia valigia e raccomandare la mia vita.

Prima che avessi trovata questa faccia, il basti-