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libro decimosettimo 139

Tu il sai, cui prima supplicante io venni.
     Diè volta, udito questo, il buon pastore;695
E Penelope a lui, che già la soglia
Col piè varcava: Non mel guidi, Euméo?
Che pensa il forestier? Tema de’ Proci,
O vergogna di sè, forse occupollo?
Guai quel mendico, cui ritien vergogna!700
     Ma tu così le rispondesti, Euméo:
Ei, come altri farebbe in pari stato,
De’ superbi schivar l’onte desia.
Bensì t’esorta sostener, Regina,
Finchè il dì cada. Così meglio voi705
Potrete ragionar sola con solo.
     Gran senno in lui, chiunque sia, dimora,
Ella riprese: chè sì audaci, e ingiusti
Non ha l’intero Mondo uomini altrove.
     Euméo ritornò ai Proci, e di Telemaco710
Parlando, onde altri non potesse udirlo,
All’orecchia vicin, Caro, gli disse,
Le mandre, tua ricchezza, e mio sostegno,
A custodire io vo. Tu su le cose
Qui veglia, e più sovra te stesso, e pensa,715
Che i giorni passi tra una gente ostile,
Cui prima, ch’ella noi, Giove disperda.
     Sì, babbo mio, Telemaco rispose.