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libro decimoquinto 63

Un’urna effigïata, argento tutta,
Se non quanto su i labbri oro gialleggia,145
Di Vulcano fattura. Il generoso
Re di Sidone, Fedìmo, donolla
A me, che d’Ilio ritornava, e cui
Ricettò ne’ suoi tetti; e a te io la dono.
     L’Atride in mano gli mettea la tonda150
Gemina coppa: Megapente ai piedi
Gli recò l’urna sfolgorante; e poi
Elena, bella guancia, a lui di contra
Stette col peplo su le braccia, e disse:
Ricevi anco da me, figlio diletto,155
Quest’altro dono, e per memoria tienlo
Delle mani d’Eléna. Alla tua sposa
Nel sospirato dì delle sue nozze
Le membra coprirà. Rimanga intanto
Della prudente genitrice in guardia;160
E tu alla patria terra, e alle superbe
Case de’ padri tuoi, giungi felice.
Ei con gioja sel prese; e i doni tutti,
Poichè ammirata la materia, e l’arte
N’ebbe, allogò Pisistrato nel carro.165
Quindi l’Atride dalla bionda testa
Ambi condusse nella reggia, dove
Sovra i troni sedettero. L’ancella