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— Senza dubbio (seguitava egli), la libertà. Perchè, non avendo egli nè figliuoli nè cagnuoli, questo feudo ricasca al re, e noi torniamo ad essere liberi come eravamo prima dell’ottanta, cioè a non ubbedire se non al re, che Dio conservi. Queste cose io le so ben io, perchè è un pezzo che maneggio gli affari della comunità, sebbene sotto colui pesassi per un quattrino. Ma è finita questa vita da cani: ed ora, che vantaggio, ragazzi! che allegria! Se vi avranno a dar la corda, se avranno ad ammazzarvi, saranno i ministri del re, non i costui e...

— E non s’ha più a pagare?» saltò su un padre di sei figliuoli, a cui l’esattore aveva portato via il pajuolo, perchè non si trovava un filippo da dare pel testatico.

— Ma che idee!» ripigliava Isidoro, «Pagheremo sì; però i nostri bezzi non se li metterà in tasca costui, ma anderanno in Spagna, dove ci sono i dobbloni d’oro tanto fatti. Vivano i nostri privilegi! viva la libertà!

E scaraventava in aria il cappello; e gli altri facevano il somigliante, gridando — Viva la libertà», senza conoscere tampoco che cosa la si fosse, come è il solito della moltitudine e sovente di quelli che guidano la moltitune, benchè si diano a intendere di saperla tanto più lunga del povero Isidoro, e quel ch’è più, senza avere la probità, il disinteresse e le rette intenzioni di quel galantuomo di Brianzuolo.

A mezza l’erta incontrarono il convoglio. Il popolo si affollò intorno alla bara, quasi per accertarsi che veramente fosse morto, e vistolo proprio spacciato, se prima ne dissimulavano i veri delitti, ora ne mettevano fuori anche di falsi: que’ timo-