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cia. Se poi la necessità ti stringe, sai che ho un fratello, e che è buono».

E morì. Tutti i paesani dissero, — Povero Piero! era un buon diavolo». Gli fu fatto il mortorio, come dicono al suo villaggio, con un bòtto, un prete e un candelotto; i confratelli gli brontolarono le esequie, e i suoi figliuoli non ebbero pur denari da fargli piantare una croce nel camposanto, ove spesso lo vengono a suffragare di quelle preghiere che non costano punto e valgono tanto.

Poco dipoi, il signor Giuseppe morì anch’esso. Persone di testa e di cuore accorsero a mitigare l’inconsolabil lutto della vedova e degli orfani, col far loro presente l’instabilità delle cose terrene, l’inevitabile necessità di morire, la rassegnazione che l’uomo deve al volere di lassù. Esequie così suntuose di rado ne toccano ai curati; canti funerei in quinto tono, centinaja di messe, pitocchi ad accompagnarlo al cimitero, ove una grandiosa lapida nera, con parole d’oro e in latino, rapirà per lungo tempo all’oblio il nome del signor Giuseppe, il giorno che nacque e che morì, la sua religione, tutte quelle virtù che hanno i defunti quando lasciano abbastanza da farsele scolpire in sul sepolcro.

I suoi figliuoli, dopo che lo piansero tutto il tempo richiesto dalla convenienza, rimasero in abbondanti dilicatezze a godere i comodi e gli ozj che non aveano meritati colle fatiche. Al loro palazzo si presentano di tempo in tempo i poveri cugini, recando un paniere di ciliegie primaticcie o di pere vernine. Le prime volte i signorini vennero a salutarli fino in tinello, e ordinarono al cuoco che bagnasse loro una zuppa, e ne mescesse una mezzina, ch’essi go-