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ziosi frammenti che esistono per il proseguimento di essa fino al regno di Maria Teresa1.

  1. Come fu accennato nella nota precedente, questa Continuazione fu da me eseguita, protraendola sino alla morte dell’imperatore Leopoldo II, benchè con esito malaugurato, del quale non occorre di parlare. Dirò soltanto che all’epoca della ristampa di quella Storia nel 1825, era da poco tempo calato dalle rupi di Sebenico in Lombardia un giovane lussureggiante d’ingegno, e non meno ridondante di presunzione e d’audacia, il signor Nicolò Tommaséo, che poscia moderato ed ammaestralo dall’età e dall’esperienza si distinse con opere commendevoli per senno e sapere; ma in quelle prime sfrenatezze giovanili, delle quali in breve fe’ trista prova, tra i nomi illustri che fece scopo a’ suoi latrati, s’abbattè quello di Pietro Verri; e in un frettoloso articolo critico su la ristampa della di lui Storia, pubblicato nel Giornale letterario milanese il Nuovo Ricoglitore (Num. XVI, aprile 1826, pag. 276 a 292) oltre una continua manifesta infedeltà od esagerazione nell’esposizione delle cose, egli non si vergognò di parlare dell’Autore (nulla dico di me) con uno spregio impudente nella propria patria, che l’avea venerato uomo dottissimo e distintissimo tra suoi patrizj, uno de’ suoi primarj Magistrati, e Consigliere intimo del suo Sovrano, sino a vilipendere la sua maniera di scrivere co’ vituperevoli appellativi di barbarie, di melensaggine, e di verresco stile (pag. 284). — L’occasione mi parve opportuna per questo cenno; perchè allora non gli feci alcuna risposta, avendo riputato miglior consiglio di lasciare abbajar solo un uomo che nuovo producevasi nell’arena letteraria colla petulanza di Tersite, e che a dritto e a rovescio scagliavasi alla cieca e con invettive da trivio contro ben altri nomi che il mio; e me ne stetti contento della grave e severa lezione datagli, a quel tempo, da uno de’ bravi veterani della nostra letteratura, il sig. Vincenzo Lancetti, sotto il nome pseudonimo di Franco Splitz (Rivista generale de’ libri usciti in luce nel Regno Lombardo nel 1826, pag. 42, 44 e 223; e il Nuovo Ricoglitore, Num. XXVI, febbrajo 1827, pag. 132-135).