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GIOVANNI ANTONIO VOLPI

Il più antico fra i migliori poeti comaschi è Giovanni Antonio Volpi, che qui nacque da nobile stirpe l’anno 1514. — Fanciullo rimasto senza il padre, recossi a Pavia, ove per nove anni studiò ragione canonica e civile. — Rimpatriato, diede opera all’avvocatura, con che fece molti guadagni, e procacciossi assai per la sua bontà il favore del pubblico. La patria gli commise di scrivere gli statuti municipali, e lo mandò ambasciatore a Carlo V. Visse per qualche tempo alla corte del cardinale Farnese in Roma, d’onde si ritrasse in patria, e qui resse lungo tempo la Chiesa comasca, in vece del vescovo Bernardino Della Croce, che era in Roma a vagheggiare un cappello cardinalizio. Ebbe il Volpi questo vescovado, — intervenne nel 1562 al Concilio di Trento, e Pio IV gli affidò una legazione, che produsse il felice risultato d'amicizia fra gli Svizzeri ed il duca di Savoia, — ed altra simile legazione gli commise Gregorio XIII nel 1573, ed anche in questa soddisfece al pontefice. — Oppresso dalle fatiche più che dalla età, morì essendo l’anno 1588, ed ebbe sepoltura nel Duomo. — Fu il Volpi di natura austera, ma schietto, lontano da ogni adulazione, censore non timido dei vizi, zelante della religione cristiana, umile di cuore, esempio di buoni costumi: corresse abusi, tenne due sinodi, ridusse a più elegante forma il vescovile palazzo. La città di Milano lo volle annoverare tra’ suoi senatori.

Amò assai le belle lettere, massime le latine, e benchè fosse del continuo occupato in affari, pure non mai ne abbandonò lo studio. Si segnalò nei versi latini, e dei pochi che pervennero a