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Falena

Le maschere uscivano a crocchi ed a coppie dal teatro; il veglione, quella notte, era animatissimo. Attraversando la piazza, sotto i fanali di luce elettrica, le donne sembravano visioni. Gonne di raso bianco e di raso roseo, onduleggianti, trapunte d’argento, sfumavano in una illusione ottica di mondi siderei; un cerchio di brillanti, sopra un bel braccio nudo, appariva un istante fuori dalle pellicce, scintillava e spariva; risate allegre scomponevano fuggitivamente il mistero delle blonde ravvolte intorno a una testina provocante, mentre un domino silenzioso e prudente misurava i passi sul marciapiede.

I due o tre caffè della piazza furono presi d’assalto; dietro i cristalli appannati dal freddo, le mense biancheggiavano, invitavano. Quando tutti i gaudenti furono a posto, davanti al ponce bollente od all’arrosto, una donna vagolava ancora per la piazza, vestita di nero, con una giacca