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Notte bianca 19


Una vibrazione la scosse. Era il cane di una pistola? Erano le risa schernitrici del mondo? Era il pianto del suo bambino? — o la morte, la morte liberatrice? No, erano le ore; solite, impassibili: una, due, tre.

Appena le tre.

E perchè non morrebbe? Lo scoppio di una vena è cosa che succede tutti i giorni. Dio che permette l’amore colpevole quando non si cerca, quando non si vuole, dovrebbe almeno mandare la morte nell’istante che si invoca. Ma non veniva la morte, non veniva neppure il sonno.

Immagini paurose la dominavano adesso. Se, un qualche momento, le sue lettere cadessero nelle mani del marito? Se uno scandalo clamoroso dovesse disonorarla per sempre? E cacciata dalla sua casa, raminga, lontana dalla famiglia, il suo nome trascinato per i tribunali, insultato, deriso, la sua memoria vituperata nell’avvenire del figlio... maledetta forse! Gettò indietro le coperte, con un movimento brusco che fece traballare il letto. Il marito, destato in sussulto, mormorò: Che hai? ma si riaddormentò prima di udire la risposta. Ella ricadde, pesantemente, cogli occhi sbarrati.

Quando credette di aver passato una eternità su quel letto di torture, suonarono le quattro.

Intanto aveva preso una decisione: distruggere tutte le lettere, condurre una vita ritirata, dedicarsi interamente al suo bambino, essere