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camera fiori freschi e tappeti sdrusciti; fuoco nel caminetto, gelo nelle muraglie; una solitudine disperata rotta da pochi momenti tempestosi. E poi la complicità delle cameriere, i silenzi prezzolati, il terrore che strozza i baci nell’ansia continua dell’essere scoperti; il sospetto degli altri, il malcontento di sè. Così un anno, due anni, tre anni — e poi l’abitudine, e poi lo sbadiglio; infine, nella migliore ipotesi, più nulla. Puah!

Un nodo le stringeva la gola; soffocava nell’onda calda della tentazione, nei vapori di colpa che la circondavano sotto ogni forma, mostrandole come si trovasse sola nelle sue alte utopie, ne’ suoi sogni di virtù.

Non importa; essa era rivoltata. Il brusco sfasciarsi della sua ultima illusione la rendeva attonita, come davanti ad una mostruosità; e a questo stupore mancava la soavità delle lagrime.

Improvvisamente le venne un rammarico. Se Emanuele fosse morto! Morto quando ella cre-