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teratura — di Maria Dalle Donne, che, dopo avervi studiato con successo il latino, le matematiche, la filosofia, la fisica, la medicina a la chirurgia, era applicata alla direzione della scuola d’Ostetricia — Roma deplora la modestia, che impedì al’umile merciaja di saponette Marta Marchina, di accettare la cattedra di filosofia e di teologia, modestia che privò la Sapienza della gloria di mostrarsi non meno indipendente dai piccoli pregiudizii che le Università sorelle.

Troppo lungo sarebbe, lo annoverare le italiane che, e nei secoli di mezzo ed in tempi a noi vicinissimi, si presentarono in tenerissima età davanti ai tribunali Universitarii a reclamarvi il berretto dottorale, e si diedero con felice successo a liberi studii.

Ciò tuttavia, a cui vuolsi por mente, si è la persuasione profonda e la sentita coscienza della propria forza ed eccellenza dalle italiane mostrata, anche prima che i sintomi forieri della rivoluzione filosofica avesser disposti gl’intelletti: a ripudiare sul conto di lei i pregiudizii della scienza antica e i dogmi delle vecchie teologie.

Fin dal secolo XV Isotta Nogarola di Verona, improvvisatrice di primo rango, si assumeva di difendere la donna della risponsabilità della prima colpa appostale, dalla Teologia; (Isottae Nogarolæ Veroniensis dialogus, quo utrum Adam vel Evæ magis peccaverit, questio satis nota, sed non adeo explicita continetur).