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Tutti i filologi inoltre si trovano d’accordo col Müller nel riconoscere (cosa, del resto, riconosciuta anche prima da altri) una certa influenza germanica sull’aggiunta dell’aspirazione in alcune parole francesi. Haut, per esempio, e hurler (antico francese huller) vengono dal latino altus e ululare, ma devono l’aspirazione alle loro corrispondenti germaniche hoch e heulen.

Il nostro Caix,1 pur ammettendo dentro certi limiti l’influenza germanica sul lessico latino, come è sostenuta dal Müller, trova però ben più evidente e naturale il fatto contrario, cioè l’in-

    tempo in quanto lingua parlata. 2. Gl’idiomi basso-tedeschi, ancora parlati nel settentrione della Germania, dall’Holstein alle Fiandre, e, dall’altra parte, nella prossima Inghilterra: v’entrano due importanti lingue colte, l’olandese e l’inglese. I monumenti letterari inglesi rimontano al settimo secolo, gli olandesi al tredicesimo; e vi è un poema “sassone-antico„, l’Heliand, o “Salvatore,„ del secolo nono; e la letteratura frisone del decimoquarto. 3. Il corpo dei dialetti alto-tedeschi, rappresentato presentemente da un’unica lingua letteraria, il così detto tedesco, la cui letteratura comincia con la Riforma, nel secolo decimosesto: dietro a questo, che è il nuovo alto-tedesco, stanno un periodo medio ed uno antico alto-tedesco, con le loro letterature in vari alquanto discordi dialetti, e rimontanti all’ottavo secolo. 4. La sezione scandinava, scritta nelle forme del danese, dello svedese, del norvego e dell’islandese. I monumenti islandesi rimontano al decimosecondo e decimoterzo secolo, e sono, in punto a stile e a contenuto, più arcaici (non diciamo più antichi) di tutto ciò che v’è di alto e basso tedesco: l’Edda è la fonte più pura e copiosa della conoscenza che abbiamo delle primitive condizioni linguistiche germaniche. L’islandese è pure, specialmente nel suo stato fonetico, il più arcaico dei viventi dialetti germanici. Oltre ai detti residui letterari, vi sono brevi iscrizioni runiche, generalmente di una o due parole, rimontanti, si crede, perfino al terzo o al secondo secolo.„

  1. Saggio cit., pag. LVI e seguenti.