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Senza far motto, e, quando apresi ai detti,
810Adorate così son le parole
Che pur vôte di senso occupan l’alma
Come il suon che dal vano esce d’un templo
Da nullo inteso e tuttavia divino
Creduto dalla fè. Questa, sì questa
815È la ninfa che, in luce alma d’amore
Tutta raggiante, coronar l’impresa
Questa notte dovrà; questa la scaltra
Incantatrice che dovrà far suo
Il cor di quel guerriero — e tu sei dessa!»
     820Con le man giunte e con le labbra aperte
E pallida ed immota ella si stava
Mirando il vel da cui quelle parole
Venìan come l’austral vento che move
Da venefici fiori e morte arreca,
825E sì audaci del tristo eran gli accenti
Come se di Zelica estinti al tutto
Fossero i sensi di virtude ed egli
Sentisse che di lei l’animo immerso
Una volta nel lezzo della colpa
830Eternamente vi saria rimasto.
     Benchè muta ascoltasse, ella dapprima
Quasi sogno credea l’empie parole
E del fiacco intelletto il poco lume