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concorsero nella persona di Gregorio, diacono della Chiesa romana, nato di famiglia patrizia, e che prima d’avere abbracciato lo stato ecclesiastico era stato de’ senatori di Roma.

Questo pontefice ebbe grandemente a cuore la difesa della provincia d’Italia, che, per le sue splendide qualità e per l’alta sua dignità essendogli stato dall’imperatore affidata la direzione degli affari della penisola1, nel mentre che con somma sapienza dirigeva le cose della Chiesa, occupavasi della difesa dei territori minacciati inviandovi soldatesca, Roma provvedendo di viveri, e tregue trattando coi Longobardi della Toscana, cioè coi duchi di Spoleto, insomma nulla trascurava pel bene di essa, per la salvezza della quale profondeva i tesori della Chiesa, senza che con tanti sacrifizi grandi risultati ne ottenesse, come scriveva al diacono Sabiniano: Postquam enim defendi ab inimicorum gladiis nullo modo possumus: postquam pro amore reipublicae, aurum, argentum, mancipia, vestes perdidimus etc.2.

Gregorio alla fine mediante doni al re Agilulfo e preghiere alla cattolica Teodolinda potè ottenere nel 599 una tregua, la quale era però già rotta nel 601, quando l’anno susseguente fu deposto Maurizio Tiberio ed acclamato dall’esercito imperatore Foca.

A questo nuovo Cesare subito s’indirizzò Gregorio raccomandandogli i suoi Romani, affinchè non solamente li difendesse dai Longobardi, ma ancora li tutelasse dagli ufficiali greci, sovente di quelli peggiori, essendosi persino veduto un esarca servirsi dei soldati che doveva impiegare nella difesa dei Romani, per saccheggiare il tesoro della basilica Lateranense3.

Due anni dopo, cioè nel marzo del 604, passò a raccogliere in cielo il meritato premio questo pontefice, al quale giustamente fu dato il titolo di grande.

Sotto i successori di Gregorio I nulla avvenne di straordinario relativamente ai moti dei Longobardi contro i Romani sino a Gregorio II eletto papa nel maggio del 715, nel terzo anno dell’impero di Anastasio II.

Nello stesso anno il loro re Luitprando s’impossessò del patrimonio che la Chiesa romana teneva nella provincia dell’Alpi Cozie, che donato come dicono dall’imperatore Costantino il Grande era già stato occupato dai Longobardi, e nel 707 restituito dal re Ariperto a papa Giovanni VII. Sì vive furono

  1. Troya, Vol. IV, Parte I.
  2. Idem, pag. 336.
  3. Muratori, Annali d’Italia all’anno 639.