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che il tenente Mazzinghi sia entrato in sospetto, e voglia fuggire. Mi ha nominato anche un soldato Berni, come aderente al partito. Tanto per regola di V. S. Illustrissima.

Ferdinando, Arcivescovo di Firenze.„

Che modo veramente evangelico aveva monsignor Arcivescovo di Firenze di vegliare alla salute delle anime affidate da Gesù Cristo alle sue cure paterne!

Ma, come già abbiamo detto, codesta marachella non impedì a monsignore, nel quarantotto, di liberaleggiare come se avesse sempre amato dal fondo dell’anima la libertà...

In un governo di spie, nulla di più facile che dei miserabili, pur d’addentare un tozzo di pane, non inventino congiure e moti e facciano bever grosso alla Polizia. Nel 1833, a Pisa, un delatore, non potendo guadagnare la sua giornata, giacchè in quel tempo nessuno pensava a minare le fondamenta del trono di Leopoldo II, inventò una cospirazione, le cui fila, con gran mistero, comunicò al Bargello, che alla sua volta ne avvisò la Presidenza del Buon Governo. Era una favola; ma il dabben’uomo vi abboccò. Per altro, quella cospirazione, gli era stata presentata con tutti i particolari d’un affare serio, qualche cosa come una seconda edizione riveduta e corretta della famosa cospirazione inglese delle polveri; benchè a Pisa, nè in tutta Toscana, ci fossero rappresentanti del popolo da far saltare in aria, nè teste rotonde da impiccare o decapitare. Si denunziava capo della congiura F. D. Guerrazzi, l’autore della Battaglia di Benevento, la testa certamente più calda e più esaltata che spalle d’uomo portassero allora nel tranquillo granducato, e da alcuni anni a quella parte divenuto lo spauracchio della polizia, e l’ingrediente indispensabile di tutti i complotti più o meno autentici, fiutati e scoperti in Toscana. Segno della gravità del pericolo, una visita fatta dallo stesso Guerrazzi, in quei giorni, a Pisa, insieme ad altri pessimi soggetti; scopo della congiura, assaltare i posti di guardia, impadro-