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Ceva di portarsi a questa festa con minaccia di prender nota degli assenti, si trovò la piazza piena zeppa di spettatori.

La comitiva del battesimo fece circolo a questo strano apparato, e datosi fuoco alla macchina, mentre s’abbruciavano i ritratti principeschi colle loro cornici dorate, e stridevano le pergamene di nobiltà s’intuonarono a piena gola canzoni patriotiche, e si facevano degli urli da pazzi gridando viva la repubblica, viva la libertà, morte ai tiranni.


CAPO LX.


Il forte di Ceva tolto ai francesi
dalla forza armata.


Nel mese di marzo 1799 incominciaron a correr voci che s’avanzava, verso il Piemonte una forte armata Austro-Russa per cacciarne i francesi.

I comandanti del forte per tema che mancasse loro la munizione da guerra, chiesero alla città un’imposizione di lire 12 mila che poi non fu pagata perchè non ostante la fatta dilapidazione si trovava ancor il forte abbastanza provvisto del necessario armamento, come si vide nell’assedio sostenuto non molto dopo dalle truppe austriache.

Li cinque successivo maggio giorno di fiera, si vide molta gente senza la prescritta coccarda nazionale; adombratine i Giacobini, che videro in questo un cattivo presagio per la repubblica, ottennero che fossero arrestati tutti quelli che non erano coccardati. Si fecero alcuni arresti, e mediante il pagamento d’un franco s’otteneva il rilascio.