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La proposizione fa approvata da tutti i congregati.

Questa pratica si prolungò sino al 1785. Si ripigliò con più vivo impegno, si richiese l’assistenza del Vescovo della diocesi monsignor Langosco, il quale ben di buon grado approvò il progetto, e fissò per l’Arciconfraternita un’annualità di ll. 750, per l’adempimento dei legati e per la manutenzione della Chiesa.

Con istromento del 1° febbraio 1786, rogato Bottalla, si venne alla desiderata separazione e vi si leggono sottoscritti i seguenti nomi che meritano la riconoscenza dei posteri, e specialmente degli ammalati indigenti.

Giovanni Battista Bossi, Priore.

Pietro Antonio Moretti, V. Priore.

Pietro Bonino.

Pietro Giuliano Serra.

Giovanni Bartolomeo Roggiero.

Giovanni Battista Ferrero.

Gerolamo Brunone del Carretto di Lesegno, marchese.

Canonico, Carlo Andrea Barberis.

Canonico Pietro Bergallo.

Giovanni Battista Francolino, e Prete Filippo Soldetti. Concorsero pure a quest’atto di separazione oltre i sovracitati, li signori Giovanni Battista Quaglia, marchese Carlo Ceva di Lesegno, Filippo Bugnardi, Medico Agostino Dalmazzone, avvocato Pio Bellone, Medico Demichelis, Notaio Giovanni Battista Francolino, Marchese Pallavicini, Medico Giovanni Battista Ceva, Notaio Carlo Vittorio Barberis, Notaio Bartolomeo Razzemini, Lodovico Beltramo, Vincenzo Carrara, Notaio Pietro Antonio Faccio, Carlo Antonio Barberis, Giuseppe Occelli, Paolo Fecchini e Giuseppe Mina, confratelli tutti di S. Maria.

Il signor avvocato Greborio, avece della cascina di Vittaranda da in lui quel frattempo alienata pagò all’ospedale lire dodici mila in adempimento della fatta promessa.

Quest’atto di separazione fu approvato dal Real Governo li 8 ottobre 1786.