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in Senato, modificata dall’emendamento Desambrois, e sanzionata dal Re Vittorio Emmanuele II, fu quella che per la seconda volta venne a colpir questo decoroso stabilimento con l’articolo che segue:

« Art. 2° Cessano parimenti di esistere come enti morali a fronte della legge civile i capitoli delle chiese collegiate, ad eccezione di quelle aventi cura d’anime, od esistenti nelle città la cui popolazione oltrepassa ventimila abitanti. »

Questa legge venne a colpirla nel massimo vigore di sua esistenza. Non fu forse mai sì compiuta di numero e sì rispettabile pei membri di cui era composta, i nomi dei quali meritano di essere tramandati alla posterità come quelli che terminarono la carriera di quest’antica ed illustre corporazione.

Alla testa del capitolo come prima ed unica dignità trovavasi l’arciprete D. Gioanni Olivero da Mondovì, Vicario foraneo di diciassette parrocchie per oltre cinque lustri, presidente dell’ospedale degli infermi, dell’orfanotrofio, della Congregazione della carità, e per più anni prefetto delle scuole, e quindi delegato della Riforma; venivano dopo il canonico D. Vincenzo Bovetti da Viola confessore, e per più di venti anni direttore spirituale del collegio; il canonico D. Giuseppe Boveris da Mondovì, sacerdote di distinti meriti, e fondatore del canonicato di S. Giuseppe; il canonico D. Virginio Voarino da Ceva confessore e patentato professore di rettorica da lui insegnata per molti anni in questo collegio, dove per sei anni sostenne la carica di prefetto degli studii; il canonico D. Vincenzo Garrone da Ceva confessore e già prevosto Vicario foraneo de’ Ss. Quirico e Paolo di Dogliani; il canonico D. Luigi Ferrino confessore, e che fu per molti anni maestro di latinità in questo collegio; il canonico D. Giovanni Schellino da Marsaglia confessore ed indefesso al tribunale di penitenza; il canonico D. Gioachino Cigliutti da Priero, confessore e già per quasi anni trenta arciprete di Murazzano; il canonico D. Luigi Bonino da Clavesana, confessore,