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in cui s’installò una fabbriceria sulle norme stabilite dal decreto imperiale delli 30 dicembre 1809.

I membri di questa fabbriceria venivano parte nominati dal Vescovo della diocesi, e parte dal prefetto del dipartimento.

Il vescovo di Mondovì, monsignor Pio Vitale barone dell’impero, nominò per sua parte a fabbricieri, il canonico Marenco, ed il canonico Celestino Ceva penitenzieri, ed il signor Notaio Giovanni Battista Ferreri. Il prefetto conte Chabrol prefetto del dipartimento di Montenotte da cui dipendeva la città di Ceva, nominò il signor avvocato Giuseppe Jemina, ed il signor marchese Ignazio Maria Pallavicini.

L’Arciprete della parrocchia, ed il Sindaco di città erano membri nati.

Installata nella casa parrocchiale la nuova fabbriceria si venne all’elezione del presidente nella persona del signor marchese Pallavicini, e del segretario in quella del signor Notaio Giovanni Battista Ferreri.

Si venne quindi alla nomina dei così detti Marguillers, nella persona dei signori marchese Pallavicino, canonico Marenco e canonico Ceva, con due consiglieri d’onore i quali tutti componevano l’uffizio ordinario della fabbriceria sotto la presidenza dell’Arciprete.

Fu breve la durata di quest’amministrazione perchè alla caduta di Napoleone cessarono le leggi francesi, e le rendite della sacristia si amministrarono di nuovo dal capitolo, e caddero sotto l’economato generale le prebende che andarono vacando sino all’epoca della ripristinazione della Collegiata di cui si parlerà nel seguente capitolo.