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L’intrepido viaggiatore Gustavo Bianchi nel mentre ritornava con alcuni compagni da una missione presso il Negus d’Abissinia, veniva assalito dalle tribù Dancale ed ucciso con tutti i suoi nel territorio di Aussa, pel quale tentava di aprirsi una via verso Assab.

In seguito a questo evento, ed ai precedenti accordi coll’Inghilterra il 25 gennaio 1885 il comandante Trucco della Castelfidardo sbarcava un centinaio di uomini a Beilul, dichiarandolo territorio italiano e disarmando il piccolo presidio egiziano che veniva inviato subito a Massaua; ed il 5 febbraio successivo, una spedizione di circa 1000 uomini agli ordini del colonnello Saletta, salpata il 17 gennaio da Napoli, tra l’entusiasmo universale per ignota destinazione, sbarcava in Massaua stessa, inalberando la bandiera italiana accanto a quella egiziana, malgrado le proteste del vice governatore Izet bey.

La Turchia protestò vivamente contro l’occupazione italiana e minacciò di contendere colla forza il possesso dei luoghi occupati, ma dovette calmarsi in seguito ai consigli dell’Inghilterra, ed accontentarsi di una dichiarazione per parte dell’Italia, colla quale si lasciavano impregiudicati i diritti di sovranità territoriale1.

La nostra occupazione fu vista di mal occhio

  1. Prima del 1866 la maggior parte delle coste del Mar Rosso, compresa Massaua, erano sotto la sovranità diretta della Turchia, la quale in detto anno ne fece cessione all’Egitto suo vassallo.