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che, Stevani sostò e cominciò a batterle coll’artiglieria, e poichè esse non davano segno di vita, riprese il movimento facendo degli sbalzi, seguiti dal fuoco, di 200 in 200 metri finchè si fu avvicinato di un’altro Km.

Allora si videro uscire dalle trincee due masse numerose di dervisci che si diedero tosto a tentare un’aggiramento sulla destra. I nostri raddoppiarono il fuoco ed in breve le predette masse dovettero darsi a precipitosa fuga, dirigendosi verso Gulusit.

L’uscita di tanta gente dalle trincee le fece ritenere ormai sgombre, perciò il colonnello Stevani, dopo averle fatte perlustrare da due pattuglie di cavalleria, spintesi fino a pochi passi dalle palizzate che le coprivano senza scorgere alcun indizio di nemico, fece avanzare una compagnia del quadrato per occuparle.

Ma appena questa ebbe percorso circa 300 metri fu accolta da un fuoco violentissimo per parte dei dervisci appostati dietro le trincee credute vuote, così che Stevani per disimpegnarla dovette muovere all’assalto delle trincee stesse con tutte le sue forze.

Tale assalto fu seguito da un combattimento micidialissimo nel quale i nostri che erano allo scoperto ebbero delle perdite gravi, e si videro anche minacciati da oltre a 300 cavalieri dervisci apparsi improvvisamente da tergo.

Davanti al doppio pericolo Stevani fu costretto n ritirarsi ordinatamente in posizione retrostante più coperta e dominante, e quindi schierando le truppe sulle due fronti di com-