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l’equipaggiamento, assotigliate o guaste le salmerie dei reparti; lo spirito militare alquanto depresso per le privazioni, la fatica e la lunga attesa; ma non abbattuto e sempre suscettibile d’entusiasmo ad ogni speranza di battaglia: in complesso condizioni gravissime, quasi disperate, ma che tuttavia avrebbero ancora permesso una ordinata ritirata, od una resistenza a Saurià, che tenendo conto degli aiuti benchè imperfetti che si potevano ancora avere dall’Intendenza, avrebbe potuto durare forse anche una settimana.

L’esercito del Negus invece, secondo le informazioni più conformi al vero e secondo quanto poterono poi constatare molti prigionieri italiani trascinati allo Scioa, si trovava nelle condizioni seguenti:

Disposti intorno alla conca d’Adua donde pareva ormai abbandonato ogni tentativo di invasione del Seraè stavano le seguenti forze calcolate al minimo possibile.1

Negus Menelik 25000 fucili 3000 cavalli      32 cann.
Imperatrice Taitù 3000      »      600      »           4      »     
Negus Tecla Haimanot 5000      »           »           »           »           »     
Ras Maconnen 15000      »           »           »           »           »     
» Mangascià e Alula 12000      »           »           »           6      »     
» Mangascià Atichim 6000      »           »           »           »           »     
» Mikael 6000      »      5000      »           »           »     
» Oliè ed altri 8000      »           »           »           »           »     

Totale

80000 fucili 8600 cavalli 42 cann.

E ciò senza contare i ribelli tigrini scorazzanti per retrovie con tanto danno degli italiani.



  1. Queste cifre concordano con quelle che il russo Elez attinse al diario di Leontiew e che costui per esaltare il valore abissino avrà calcolato piuttosto al di sotto che al di sopra del vero.