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lestie e le rappresaglie di costoro avevano scosso e demoralizzato i conducenti indigeni e le privazioni ed i disagi che subivano li facevano lamentare reclamare e rifiutarsi al lavoro; mentre parecchi spaventati dalle notizie dei fatti di Alequà e Seetà e temendo delle sorti finali della campagna si davano alla fuga cogli stessi loro quadrupedi carichi di vettovaglie che non tornavano più.

In queste tristi contingenze, Baratieri con poco più di 13,000 combattenti, dal 13 al 17 febbraio, era stato quasi a contatto del nemico, lusingandosi sempre di essere attaccato e ripromettendosene una vittoria malgrado l’assotigliamento dei suoi; ma il Negus, cui le lezioni di Amba Alagi e di Makallè incutevano ancora una salutare paura, non solo non secondò le speranze del generale italiano, ma il 17, forse colla speranza di trarre i nostri fuori dalle loro forti posizioni per venire ad una battaglia in campo aperto, od anche per mettersi in posizione migliore onde proseguire nell’invasione verso il Seraè e molto probabilmente anche per predisporsi ad una ritirata che ormai per la deficenza dei viveri e per l’imminenza della stagione delle pioggie si rendeva necessaria ed inevitabile, si ritirò in Adua.

Baratieri, deluso di questa mossa che gli faceva temere tanto i pericoli di un’avanzata scioana verso il Mareb quanto la loro ritirata onde sarebbe dileguata ogni speranza di rivincita degli insuccessi già patiti, pressato dalle enormi difficoltà che lo circondavano da tutte le parti, il 23 febbraio predispose il